Data di Pubblicazione:
2019
Abstract:
Strumenti comuni per problemi e beni comuni
Le imminenti elezioni europee costituiranno un passaggio cruciale per il destino dei popoli del nostro continente, dento e fuori l'Unione, e mi permetto di dire per il mondo. In questo contesto l'Italia è particolarmente vulnerabile e quanto sta accadendo in questi giorni lo conferma.
Non mi soffermo sulle ragioni che sono ben note e bene evidenziate da chi mi ha preceduto in questo foro. Chi vuole evitare il peggio ha oggi il dovere di delineare una strategia che non si limiti a smascherare le incongruenze, le contradizioni e le false rappresentazioni della realtà dei nazional-populisti. Essa deve anche offrire una prospettiva programmatica, ovviamente europea, che inverta la subordinazione culturale su molti temi a quello che viene presentato come "lo spirito dei tempi", e che uscendo dalla genericità affronti alcuni dei nodi all'origine della deriva che si è determinata.
Occorre partire da quei nodi e quindi dalla sommatoria degli effetti determinati da una globalizzazione e da una rivoluzione tecnologica mal governate, dalla crisi economico-finanziaria manifestatasi prima negli Stati Uniti e ampliatasi poi in alcuni paesi europei tra cui l'Italia in relazione all'eccesso di debiti sovrani, dalle modalità con cui la crisi è stata affrontata in Europa diversamente che in America, dall’impatto di flussi migratori aumentati in breve tempo a causa di situazioni conflittuali e fallimenti di Stati in Medio Oriente e in Nord Africa uniti ad una accentuazione degli arrivi di persone provenienti dall'Africa sub-sahariana dovuta da un lato allo sfaldamento della Libia diventata centro del traffico di esseri umani, e dall'altro alle conseguenze di una crescita africana squilibrata, a volte discriminante su basi etniche e religiose o percepita come tale, e dei cambiamenti climatici.
Una politica di gestione delle ragioni che hanno prodotto i disagi su cui hanno fatto presa i nazional-populisti dovrebbe quindi affrontare le seguenti questioni:
- rilancio della crescita; si è usciti dalla recessione, ma la ripresa stenta soprattutto in Italia, e per favorirla occorrono rilevanti investimenti pubblici in infrastrutture, innovazione e conoscenza in grado di stimolare, assieme a riforme sul funzionamento del mercato, quelli privati;
- disponibilità di un adeguato e sostenibile sistema di ammortizzazione sociale per alleviare gli effetti della disoccupazione, contrastare le povertà che ne derivano e adeguare le capacità professionali alle nuove esigenze nella produzione di beni e servizi;
- risanamento delle aree in cui maggiore è il disagio sociale e l'insicurezza, reale o percepita;
- integrazione ed inclusione degli immigrati che oltre ad una legislazione funzionale a questo scopo, riducendo e non aumentando il numero delle persone in condizioni di irregolarità, richiedono l'impiego di notevoli risorse umane e finanziarie;
- cooperazione con i paesi di origine e di transito delle migrazioni, diretta a sostenere rimpatri volontari e assistiti, a gestire canali di migrazione legali, ad orientare una crescita più inclusiva, equilibrata e sostenibile, a favorire gli investimenti in attività generatrici di occupazione e di reddito, a contrastare i danni ambientali, ad affrontare la questione demografica e l'empowerment della componente femminile, a sostenere istituzioni e capacità di governo dotate di legittimazione democratica in grado di gestire i processi di sviluppo;
- svolgimento in modo più consistente, coerente ed efficace di attività di stabilizzazione e gestione delle crisi assieme alle Nazioni Unite, all'Unione Africana e ad altre organizzazioni regionali con strumenti comprensivi, laddove necessario, di quelli militari;
- costruzione qu
Le imminenti elezioni europee costituiranno un passaggio cruciale per il destino dei popoli del nostro continente, dento e fuori l'Unione, e mi permetto di dire per il mondo. In questo contesto l'Italia è particolarmente vulnerabile e quanto sta accadendo in questi giorni lo conferma.
Non mi soffermo sulle ragioni che sono ben note e bene evidenziate da chi mi ha preceduto in questo foro. Chi vuole evitare il peggio ha oggi il dovere di delineare una strategia che non si limiti a smascherare le incongruenze, le contradizioni e le false rappresentazioni della realtà dei nazional-populisti. Essa deve anche offrire una prospettiva programmatica, ovviamente europea, che inverta la subordinazione culturale su molti temi a quello che viene presentato come "lo spirito dei tempi", e che uscendo dalla genericità affronti alcuni dei nodi all'origine della deriva che si è determinata.
Occorre partire da quei nodi e quindi dalla sommatoria degli effetti determinati da una globalizzazione e da una rivoluzione tecnologica mal governate, dalla crisi economico-finanziaria manifestatasi prima negli Stati Uniti e ampliatasi poi in alcuni paesi europei tra cui l'Italia in relazione all'eccesso di debiti sovrani, dalle modalità con cui la crisi è stata affrontata in Europa diversamente che in America, dall’impatto di flussi migratori aumentati in breve tempo a causa di situazioni conflittuali e fallimenti di Stati in Medio Oriente e in Nord Africa uniti ad una accentuazione degli arrivi di persone provenienti dall'Africa sub-sahariana dovuta da un lato allo sfaldamento della Libia diventata centro del traffico di esseri umani, e dall'altro alle conseguenze di una crescita africana squilibrata, a volte discriminante su basi etniche e religiose o percepita come tale, e dei cambiamenti climatici.
Una politica di gestione delle ragioni che hanno prodotto i disagi su cui hanno fatto presa i nazional-populisti dovrebbe quindi affrontare le seguenti questioni:
- rilancio della crescita; si è usciti dalla recessione, ma la ripresa stenta soprattutto in Italia, e per favorirla occorrono rilevanti investimenti pubblici in infrastrutture, innovazione e conoscenza in grado di stimolare, assieme a riforme sul funzionamento del mercato, quelli privati;
- disponibilità di un adeguato e sostenibile sistema di ammortizzazione sociale per alleviare gli effetti della disoccupazione, contrastare le povertà che ne derivano e adeguare le capacità professionali alle nuove esigenze nella produzione di beni e servizi;
- risanamento delle aree in cui maggiore è il disagio sociale e l'insicurezza, reale o percepita;
- integrazione ed inclusione degli immigrati che oltre ad una legislazione funzionale a questo scopo, riducendo e non aumentando il numero delle persone in condizioni di irregolarità, richiedono l'impiego di notevoli risorse umane e finanziarie;
- cooperazione con i paesi di origine e di transito delle migrazioni, diretta a sostenere rimpatri volontari e assistiti, a gestire canali di migrazione legali, ad orientare una crescita più inclusiva, equilibrata e sostenibile, a favorire gli investimenti in attività generatrici di occupazione e di reddito, a contrastare i danni ambientali, ad affrontare la questione demografica e l'empowerment della componente femminile, a sostenere istituzioni e capacità di governo dotate di legittimazione democratica in grado di gestire i processi di sviluppo;
- svolgimento in modo più consistente, coerente ed efficace di attività di stabilizzazione e gestione delle crisi assieme alle Nazioni Unite, all'Unione Africana e ad altre organizzazioni regionali con strumenti comprensivi, laddove necessario, di quelli militari;
- costruzione qu
Tipologia CRIS:
2.1 Contributo in volume (Capitolo o Saggio)
Keywords:
integrazione, bilancio comune
Elenco autori:
Melani, M
Link alla scheda completa:
Titolo del libro:
Forum sulle prospettive dell'Unione Europea