Publication Date:
2017
abstract:
Il racconto in prima persona
della mia collaborazione alla produzione di Aurora in qualità di
assistente al casting e di consulente drammaturgico. Questa nuova
impostazione sembra la più adatta a osservare, con uno sguardo
diverso dal convenzionale contributo critico esterno, le due evi-
denze di cui si trova traccia negli estratti di interviste appena citati.
Dire che il pensiero non può accadere in un istante
ma richiede tempo è un altro modo di dire che
ogni pensiero deve essere interpretato dentro a
un altro o che il pensiero interno sta nei segni.
Da un lato il rifiuto di ogni categorizzazione coerente legata un genere,
dall’altro – e i due discorsi sono necessariamente interdipendenti – un pro-
cesso creativo che sembra derivare da un paradosso: dare forma artistica a
una propria fascinazione; arrendersi alla sua urgenza e, vedendola crearsi,
sacrificare certi presupposti che in principio parevano irrinunciabili.
Seguendo l’intero percorso di produzione di Aurora ho osservato apparire
e scomparire idee e ipotesi, cambiare direzioni, soprattutto togliere, togliere,
togliere, pur a fronte di una materia straordinariamente feconda. Alla ricerca
di una forma che fosse insieme ricca ed essenziale.
I paragrafi in cui ho scelto di suddividere quello che a tutti gli effetti è un
racconto di viaggio propongono una localizzazione geografica e temporale
coincidente con i momenti della creazione a cui ho preso parte in prima
persona. L’obiettivo è di attraversare una sorta di corridoio in cui ogni porta
si apra su diverse fasi del lavoro, per indagare dall’interno il processo creativo
di Alessandro Sciarroni. Nel paragrafo finale tenterò di offrire uno sguardo
conclusivo che dà forma ad alcune riflessioni provenienti dalla fase di crea-
zione, messe alla prova della visione esterna in occasione del debutto a
Torinodanza 2015.
della mia collaborazione alla produzione di Aurora in qualità di
assistente al casting e di consulente drammaturgico. Questa nuova
impostazione sembra la più adatta a osservare, con uno sguardo
diverso dal convenzionale contributo critico esterno, le due evi-
denze di cui si trova traccia negli estratti di interviste appena citati.
Dire che il pensiero non può accadere in un istante
ma richiede tempo è un altro modo di dire che
ogni pensiero deve essere interpretato dentro a
un altro o che il pensiero interno sta nei segni.
Da un lato il rifiuto di ogni categorizzazione coerente legata un genere,
dall’altro – e i due discorsi sono necessariamente interdipendenti – un pro-
cesso creativo che sembra derivare da un paradosso: dare forma artistica a
una propria fascinazione; arrendersi alla sua urgenza e, vedendola crearsi,
sacrificare certi presupposti che in principio parevano irrinunciabili.
Seguendo l’intero percorso di produzione di Aurora ho osservato apparire
e scomparire idee e ipotesi, cambiare direzioni, soprattutto togliere, togliere,
togliere, pur a fronte di una materia straordinariamente feconda. Alla ricerca
di una forma che fosse insieme ricca ed essenziale.
I paragrafi in cui ho scelto di suddividere quello che a tutti gli effetti è un
racconto di viaggio propongono una localizzazione geografica e temporale
coincidente con i momenti della creazione a cui ho preso parte in prima
persona. L’obiettivo è di attraversare una sorta di corridoio in cui ogni porta
si apra su diverse fasi del lavoro, per indagare dall’interno il processo creativo
di Alessandro Sciarroni. Nel paragrafo finale tenterò di offrire uno sguardo
conclusivo che dà forma ad alcune riflessioni provenienti dalla fase di crea-
zione, messe alla prova della visione esterna in occasione del debutto a
Torinodanza 2015.
Iris type:
2.1 Contributo in volume (Capitolo o Saggio)
Keywords:
teatro; Alessandro Sciarroni; danza; processo creativo; arti performative; sport handicap visivo
List of contributors:
LO GATTO, Sergio
Book title:
Iperscene 3