Data di Pubblicazione:
2020
Abstract:
La ricerca illustrata in questo breve articolo rappresenta
il work in progress di un’indagine promossa da un nucleo
composito di soggetti fortemente co-interessati1
ad agire a supporto di un bene – la scuola – ritenuto
essenziale e fondante per la comunità nel corso del
drammatico momento di lockdown determinato dalla
pandemia globale.
È ancora caldo il ricordo della chiusura totale di tutte
le attività e i servizi educativi e delle enormi difficoltà
che questo settore ha dovuto affrontare per traghettare
un’emergenza che ha avuto significative ripercussioni
interne alle organizzazioni scolastiche, ma anche sulle
famiglie e sulla vita degli studenti, oltre che sulla gestione
del lavoro e della società tutta.
Non si può ignorare, infatti, che questa emergenza si è
venuta a innestare su un diffuso, e ampiamente documentato,
ritardo dei sistemi educativi sul versante delle
tecnologie e sulla loro difficoltà, a parte eccezioni virtuose,
nello svolgere un ruolo di socializzazione ai nuovi
ambienti tecno-sociali. Un ritardo segnato dal perdurare
di problemi strutturali quali, ad esempio: il progressivo
decremento di risorse assegnate al sistema educativo;
la carenza di dotazioni informatiche hardware e software
che affligge le scuole; i ben noti problemi di accesso
alla rete collegati alla variabile territoriale; l’elevata
età media di docenti e dirigenti che alimenta la fascia
dei cosiddetti “immigrati digitali”; una competenza digitale mediamente poco sviluppata a livello nazionale2
ma anche nell’ambito educativo tra i docenti e dirigenti
scolastici3 e che si traduce in una diffusa carenza di
e-leadership, ovvero della capacità di utilizzare al meglio
le tecnologie digitali all’interno di qualsiasi tipo di
organizzazione e di introdurre innovazione digitale nello
specifico settore in cui si opera. A tutto ciò, si aggiunge
il dramma della povertà educativa4, determinata dalla
inadeguata redistribuzione della ricchezza, su cui si
innesta un profondo svantaggio culturale che si concretizza
con larghe sacche di disuguaglianza. Quest’ultima,
lungi dall’essere soltanto economica, si traduce
ben presto in capitale culturale e simbolico5, segnando
il destino di molti giovani.
il work in progress di un’indagine promossa da un nucleo
composito di soggetti fortemente co-interessati1
ad agire a supporto di un bene – la scuola – ritenuto
essenziale e fondante per la comunità nel corso del
drammatico momento di lockdown determinato dalla
pandemia globale.
È ancora caldo il ricordo della chiusura totale di tutte
le attività e i servizi educativi e delle enormi difficoltà
che questo settore ha dovuto affrontare per traghettare
un’emergenza che ha avuto significative ripercussioni
interne alle organizzazioni scolastiche, ma anche sulle
famiglie e sulla vita degli studenti, oltre che sulla gestione
del lavoro e della società tutta.
Non si può ignorare, infatti, che questa emergenza si è
venuta a innestare su un diffuso, e ampiamente documentato,
ritardo dei sistemi educativi sul versante delle
tecnologie e sulla loro difficoltà, a parte eccezioni virtuose,
nello svolgere un ruolo di socializzazione ai nuovi
ambienti tecno-sociali. Un ritardo segnato dal perdurare
di problemi strutturali quali, ad esempio: il progressivo
decremento di risorse assegnate al sistema educativo;
la carenza di dotazioni informatiche hardware e software
che affligge le scuole; i ben noti problemi di accesso
alla rete collegati alla variabile territoriale; l’elevata
età media di docenti e dirigenti che alimenta la fascia
dei cosiddetti “immigrati digitali”; una competenza digitale mediamente poco sviluppata a livello nazionale2
ma anche nell’ambito educativo tra i docenti e dirigenti
scolastici3 e che si traduce in una diffusa carenza di
e-leadership, ovvero della capacità di utilizzare al meglio
le tecnologie digitali all’interno di qualsiasi tipo di
organizzazione e di introdurre innovazione digitale nello
specifico settore in cui si opera. A tutto ciò, si aggiunge
il dramma della povertà educativa4, determinata dalla
inadeguata redistribuzione della ricchezza, su cui si
innesta un profondo svantaggio culturale che si concretizza
con larghe sacche di disuguaglianza. Quest’ultima,
lungi dall’essere soltanto economica, si traduce
ben presto in capitale culturale e simbolico5, segnando
il destino di molti giovani.
Tipologia CRIS:
1.1 Articolo in rivista
Keywords:
DAD; Sociologia educazione; digital divide
Elenco autori:
Capogna, S; De Angelis, Mc; Musella, F; Cianfriglia, L
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